Area Faunistica del Camoscio d’Abruzzo

L’area faunistica del Camoscio d’Abruzzo di Farindola, la prima realizzata nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è stata inaugurata il 29 luglio 1992, a 100 anni dalla scomparsa dell’ultimo camoscio dalla catena del Gran Sasso. L’amministrazione comunale, i cittadini di Farindola, le associazioni ambientaliste locali (CAI, Legambiente) e la cooperativa Ciefizom si sono impegnati per la realizzazione completa dell’area faunistica, con tanti volontari che hanno lavorato tenacemente, spinti dal desiderio di contribuire ad un progetto entusiasmante. Un’esperienza vissuta molto intensamente in cui i cittadini, aiutati anche da giovani europei del volontariato internazionale di Legambiente, dal Club Alpino Italiano e dalla Scuola Verde di Isola del Gran Sasso, hanno concluso i lavori in tempi rapidissimi. L’area è stata realizzata nei pressi della cascata della Vitella d’Oro, all’ingresso della Valle d’Angri, caratterizzata da sporgenze rocciose, pareti scoscese, forti pendenze e una ricca vegetazione adatta alla loro alimentazione. I camosci si sono puntualmente riprodotti nel corso degli anni e alcuni di essi, nell’ambito di operazioni condotte dall’Ente Parco, sono stati prelevati e liberati in natura sul Gran Sasso, dopo essere stati marcati con delle targhette colorate di riconoscimento apposte sulle orecchie, muniti di radiocollare per poter essere seguiti nei loro spostamenti dagli operatori del Parco. L’area faunistica, gestita da Legambiente su incarico dell’Ente Parco, è un’area modello per la riproduzione e lo studio del comportamento del camoscio e quindi per la sua conservazione.

Dal sito www.legambiente.eu

Rivolgiamo ai visitatori dell’area un invito a fermarsi, muniti di binocolo, affinché possano osservare questo splendido animale saltare con straordinaria eleganza tra le rocce gli scoscesi pendii, in un paesaggio di inestimabile bellezza.